Il cibo e la cucina come espressione culturale dell’uomo


cultura del cibo / mercoledì, febbraio 7th, 2018

Cucinare: quando ha inizio una passione.

Ogni passione può essere frutto di un colpo di fulmine o di un lento innamoramento.

L’innamoramento in cucina può avvenire a partire dalle cose semplici, dai particolari: una ricetta di famiglia eseguita con amore è una coperta primordiale che ci scalda il cuore negli attimi di smarrimento. In ogni caso bisogna riconoscere il momento folgorante dal quale tutto ha avuto inizio, per conservarlo nel cuore come un amuleto al quale ricorrere nel momento del bisogno. Tenere presente quando tutto è iniziato è molto importante per non scoraggiarsi nei momenti di crisi e avere il coraggio di ricominciare e superare gli ostacoli che ci  si presentano davanti.

Alla ricerca di nuove strade.

Perdersi alla ricerca di strade nuove fa parte di ogni percorso di crescita professionale e interiore, non bisogna, però, perdere di vista il centro, le nostre radici che affondano nella tradizione. Da questa ricerca costante del nuovo e dello strabiliante scaturisce un susseguirsi di alti e bassi, di prove, vittorie ed errori. Ogni passione è fatta di gioie e dolori e la cosa importante è ritrovare sempre l’equilibrio nella consapevolezza che non c’è una strada giusta e una sbagliata, ma solo la nostra strada personale.

Prima o poi capita la necessità di fermarsi a riflettere sul significato e sull’importanza di quello che facciamo ogni giorno. A volte occorre mettere un punto al nostro lavoro affinché si generi una consapevolezza nuova a fondamento di una rinnovata motivazione.

Cercare un significato profondo.

La cucina è una nuvola di emozioni che ti avvolge e ti accompagna in ogni aspetto della vita e non solo una mera pratica quotidiana volta ad assolvere l’atto del nutrirsi. Per trovare un significato più vero bisogna scavare più in profondità e cercare il punto di unione fra cibo e cultura.

Il cuoco non si limita a replicare le ricette alla cieca perché ogni azione culinaria contribuisce a determinare la cultura alimentare di un Paese e di una società. E questo è vero sia che si tratti di cuochi casalinghi sia che si tratti di professionisti, perché cucinare è innegabilmente un atto culturale.

Il cuoco deve lavorare con saggezza e conoscenza, riconoscendo e rispettando il valore sociale e simbolico che il cibo ricopre nella storia dell’uomo, sentendo nel profondo del cuore la responsabilità sociale che il mestiere di manipolare il cibo comporta. Un mestiere che porta con sé la trasmissione della cultura alimentare e delle pratiche quotidiane di sopravvivenza.

La gastronomia è un patrimonio che ci appartiene.

La considerazione della gastronomia come patrimonio culturale dell’uomo è scoperta recente anche se il mangiare e il cucinare gli appartengono fin dalla sua prima apparizione sulla terra: per secoli si è considerato la gastronomia come scienza inferiore, relegata alla sola dimensione pratica e quotidiana, ma ogni consuetudine che ci permette di sopravvivere e di esprimerci come uomini dovrebbe essere presa in seria considerazione nel valore più profondo che essa comporta ovvero come espressione culturale dell’uomo.

Il rapporto tra cibo e cultura.

Per cultura si intende l’insieme delle rappresentazioni che superano lo stato di natura e comprende le tradizioni, i modi di vivere, la strutturazione di modi di pensare, sentire e agire dell’uomo.

Anche se il cibo può essere considerato un prodotto della natura, il modo di cucinarlo è senz’altro frutto di un processo culturale che ha previsto da parte dell’uomo

l’addomesticamento e la trasformazione della natura stessa.

Quando si produce cibo, quindi, si sta facendo cultura perché l’uomo a differenza degli animali non si accontenta di quello che trova in natura, ma ha l’ambizione e la necessità di trasformarlo creando di fatto un nuovo prodotto che risponde a bisogni che vanno aldilà della necessità primaria di nutrirsi.

Con il cibo l’uomo soddisfa anche bisogni secondari, come quello della convivialità e dell’affermazione della propria identità culturale.

Cucinare: una pratica che distingue l’uomo dagli animali.

Il principale elemento di diversità fra l’uomo e le altre specie animali consiste nel fatto che egli è in grado di usare i mezzi che ha disposizione (energia e tecnologia) al fine di fare cucina. Cucinare è il gesto che trasforma il prodotto di natura in qualcosa d’altro, questa pratica ha permesso all’uomo di sopravvivere in un ambiente per molti versi ostile, ma gli ha anche permesso di operare scelte di vita ovvero di rispondere alla domanda che da sempre lo affligge: che cosa dobbiamo mangiare oggi?

La cucina professionale.

La cucina professionale la troviamo solo nelle società complesse e fortemente gerarchizzate come quelle dei Paesi europei, anglosassoni e asiatici. Nelle società tribali l’unica cucina conosciuta è quella domestica che si tramanda oralmente all’interno del contesto famigliare.

C’è una forte connessione fra cucina professionale e tradizione scritta e riguarda strettamente le modalità di trasmissione della cultura: perché vi sia una cucina professionale ci deve essere anche la possibilità di accedere alla letteratura tecnica, ai trattati culinari e alle ricette che si sono sedimentate nel corso della storia.

La ricetta.

Ogni ricetta moderna e contemporanea è il frutto della rielaborazione di ricette di base che si sono tramandate. Le ricette non sono mai totalmente innovative e hanno successo solo se si basano sulla variazione e sullo studio di quelle antiche: ovvero le ricette tradizionalmente apprese e accettate da un società possono essere migliorate nell’ottica delle nuove tendenze e dei nuovi stili alimentari.

Tipologie di cucina e ricette.

Le diverse tipologie di cucina praticate in una società e le ricette diffuse sono il risultato dell’intrecciarsi di tre diverse dimensioni.

1. Modi di produzione del cibo: in base ai diversi sistemi di produzione del cibo si hanno diversi prodotti alimentari disponibili sul mercato che determinano pratiche e ricette differenti. Il sistema di produzione del cibo può essere artigianale o industriale.

2. Modi di distribuzione del cibo: i principali distributori di cibo sono la famiglia e lo Stato. La famiglia per quanto riguarda il cibo quotidiano e di sussistenza, lo Stato invece influisce nella distribuzione attraverso le politiche agricole e sanitarie, le politiche sulla nutrizione e sull’educazione alimentare, le politiche economiche riguardanti il mercato nazionale e globale.

  1. Dimensione simbolica del cibo: il sistema alimentare contiene e trasporta la cultura

di chi pratica la cucina ed è depositario delle tradizioni e dell’identità collettiva. Il cibo assume quindi il valore culturale dell’appartenenza, dell’auto-rappresentazione e dello scambio culturale.

Consigli di lettura.

Montanari Massimo, “Il cibo come cultura”, Editori Laterza, 2004.

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